I talked about the imminent threat of Peak Oil last week, but deferred my thoughts about post-Peak building and agriculture until this week.
The green building community usually quote cement as the first thing to go in order for a building to be qualified as ‘eco.’ However, this is largely due to the massive environmental damage that industrial production of cement creates. Whilst this is a big issue, it’s not really attributable to Peak Oil. The primary fuels used in the production of cement are coal and petroleum coke, but a series of waste products (including sewage sludge) are now being used to complement/replace these fuels. Green builders often cite lime as a replacement for cement in the building process, but lime production requires similarly high kiln temperatures to cement.
The word ‘cement’ nowadays embraces a series of products, each with different hardening times and load-bearing properties. There are, for example, a series of natural cements (such as those derived from argillaceous limestones) which take longer to harden properly but require far less fuel to be produced.
So from a Peak Oil perspective, as with most things, extraction of raw materials and transport consume oil, so costs will rise. Hopefully people will return to using local materials, like stone, wood and natural cements – even if it slows down the construction process, it will be sustainable and maintainable. However, there are alternatives – for inspiration check out the work that Michael Reynolds has done on Earthships built using old bottles, tyres, and cans, or if your local climate will permit, straw bale, cordwood or adobe building.
Agriculture’s oil requirements are in three main areas: Fuel for machinery, production of chemical fertilizers, and transport of produce from where it is grown to urban dwellers. Ironically, all three of these issues are modern – if oil had peaked 30 years ago, when farms were smaller and mixed the impact on agriculture would have been far more manageable. When farms were mixed, livestock produced the manure which eliminated the need for farmers to buy in chemical fertilisers, with the added benefit that levels of organic matter in soil made the soil easier to work, and reduced the problems of soil erosion.
A 275 horsepower tractor was unheard of 30 years ago, because a 20 horsepower tractor had enough power to plough a field. Prototype electric tractors are being investigated, but I can’t really see the need for them. A mixed farm would have enough manure to feed an anaerobic digester, producing methane which could power tractors and other farm machinery directly (and more efficiently.) There is no reason why methane couldn’t also be used for transporting produce to market – the vehicles already exist that could do this. As I’ve previously discussed, the quantity and availability of fuel for transport would drive food-miles down to a local level.
Another key step is the provision of growing plots for urban dwellers. Domestic-scale fruit and vegetable growing is anything from twice to three times as productive as agricultural cultivation.
A look at the changes to agriculture in Cuba’s ‘Special Period’ are a good example of how countries can feed themselves without access to oil. When the USSR cut off oil supplies, the Cuban government broke up big farms and mandated the adoption of organic agriculture, and whilst there were severe food shortages in the transitional period, Cuba is now self-sufficient in locally-grown food. European governments could start the transitional period now, and migrate to agricultural models similar to those of Cuba, and avoid the pain that Peak Oil will otherwise bring.
La settimana scorsa ho parlato della minaccia imminente del picco del petrolio, ma ho rinviato i miei pensieri sull’edilizia e sull’agricoltura dopo il picco del petrolio per questa annotazione.
Di solito, la comunità di bioedilizia cita che il cemento é il materiale peggiore usato per la costruzione. Però, ció é a causa dell’inquinamento ambientale del processo di produzione in serie. Sebbene questo danno é una problema grave, non é dovuto al picco del petrolio. I carburanti principali per la produzione del cemento sono il carbone e il coke di petrolio, però alcuni prodotti di scarto (liquame incluso) si usano per complementare e sostituire i carburanti tradizionali. Spesso i costruttori ambientalisti dicono che la calce si può usare invece, ma la produzione necissita temperature similmente alte alla produzione del cemento.
Oggigiorno la parole ‘cemento’ significa un assortimento di prodotti, ognuno con caratteristiche diverse (il tempo di indurimento, la solidità, ecc..) Ci sono, per esempio, i cementi naturali (come quelli fatti con il calcare argilloso) che impiegano più tempo per indurirsi ma necessitano molto meno carburante per essere prodotti.
Così dal punto di vista del picco del petrolio, come per molte cose, l’estrazione dei materiali grezzi e il trasporto, consumano petrolio, perciò i prezzi aumenteranno. Con speranza i costruttori ritorneranno ad usare i materiali locali, come la pietra, il legno, e i cementi naturali – anche se rallenterà il processo della costruzione, sarà sostenibile e potrà mantenersi. Comunque, ci sono alternative – per ispirazione date un’occhiata al lavoro che Michael Reynolds ha fatto con ‘Earthships’ (le case sotto la terra) che sono costruite con le gomme usate, le vecchie bottiglie, e le lattine vuote, oppure se il tuo clima locale lo permette, le balle di paglia, o l’adobe.
L’esigenze del petrolio per l’agricoltura sono tre: Il carburante per le macchine agricole, la produzione dei fertilizzanti chimici, e il trasporto dei raccolti tra il campo e i centri urbani. Ironicamente, tutte tre sono esigenze moderne – se il picco del petrolio fosse arrivato trent’anni fa, quando le aziende agricole erano più piccole e erano policulture, gli effetti sarebbero stati più gestibili. Quando le aziende erano pluricolture, i bestiami producevano il letame, e gli agricoltori non avevano bisogno di comprare concime, con il vantaggio supplementare che la quantità della materia organica nella terra significava che era più facile da arare, e il problema della erosione era ridotto.
Un trattore di 275 cavalli era senza precedenti, trent’anni fa, perchè un trattore di 20 cavalli aveva abbastanza potere per arare un campo. I trattori prototipo a energia elettrica sono in prova, però penso che sono inutili. Una azienda con policultura avrebbe abbastanza letame per fornire una “Anaerobic Digester” – una macchina che produce metano per il carburante per i trattori e altre macchine agricole. Questo metano potrebbe alimentare i camion per trasportare i raccolti tra i campi e i centri urbani – questi camion già esistono. Come ho già scritto, il prezzo del carburante incoraggierà la produzione di frutta e ortaggi a KM zero.
Un’altra attività chiave é fornire gli spazi per gli orti nelle zone urbane. La coltura domestica dei frutti e delle verdure produce una quantità doppio o triplo dei campi agricoli.
Un esame dei cambiamenti agricoli di Cuba nel “Periodo especial” sono un buon esempio di come le nazioni possono nutrirsi quando non si potranno più permettere il petrolio. Quando l’URSS ha tolto la fornitura di petrolio, il governo di Cuba ha disperso le grandi aziende agricole e ha stabilito che tutti gli agricoltori diventarsero biologici, e sebbene ci sono state gravi scarsità alimentari nel periodo di transizione, adesso Cuba é autosufficiente. I governi europei potrebbero iniziare il nostro periodo di transizione subito, e migrare a un modello agricolo simile a Cuba e sfuggire il dolore che il picco del petrolio porterà.

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